Confraternita dei Romei della Via Francigena

home

giubilei

bibliografia minima percorso italiano cartografia ospitalità 

L'anno santo
Possiamo gettare uno sguardo nuovo su queste parole banali e difficili di Anno Santo. Ciascuno, nell'immensa famiglia cristiana, le esamina dal proprio punto di vista; taluni in modo puramente turistico, materiale, altri in modo spirituale, certi in modo sublime. Nessuno di questi modi è disprezzabile; poiché ciascun fedele ha il proprio dono, che è uno specchio del tutto. L'umile donna che recita il rosario, che porta una medaglia, il turista che si affretta verso Roma con una vaga idea di pellegrinaggio, fanno ciò che facevano nel Medioevo quelle folle sprovvedute e senza dubbio "selvagge" che andavano verso Gerusalemme, verso san Giacomo di Compostella o verso Roma. In tutte queste cose popolari occorre vedere la forma, non la materia, l'asse e la direzione, non l'andamento, i desideri dell'anima, non gli impulsi.
Diciamo che l'Anno Santo è veramente un anno saporoso, un anno che è una rugiada, una manna, un anno che potrebbe essere paragonato a quella felicità tanto attesa che per il bambino sono le vacanze, per i fidanzati le nozze, per gli esuli e i prigionieri il ritorno e la liberazione. In questa vita così veloce il "periodo felice" è breve. Quando giunge il momento di essere felice occorre avere la semplicità di accoglierlo.
L'anno sabatico, l'anno giubilare introducono nel tempo un ricominciamento, un ritorno alla fonte, una nuova origine. La durata umana ha ispessito e corrotto il flusso temporale con il peccato, gli sbagli e le ingiustizie, e tutte le mancanze che sono ormai registrate nel presente, che lo paralizzano. SI può tentare di "riscattare il tempo", di ritornare all'origine, di cancellare la vecchiaia e la ruggine, di ripartire.
Questo è il significato più intimo dell'anno giubilare. Esso aiuta a compiere questa operazione paradossale nel termine stesso che lo definisce: il re-inizio. Come se si potesse ricominciare! In effetti non si ricomincia mai perfettamente, così come non si può ricreare. E con tutto ciò l'invenzione profetica, tradotta nella legge giubilare, vorrebbe procurare all'uomo carico di passato la possibilità di una nuova partenza. Si potrebbe dire che il Giubileo sia l'unica "grande vacanza". Si potrebbe dire ancora che sia l'unica ri-creazione, la sola aurora.
Jean Guitton(da Paolo VI e l'Anno Santo, pp. 75-76; pp.29-30)
Il Giubileo è l'anno della remissione dei peccati e delle pene per i peccati. È anche l'anno della solidarietà, della speranza e della penitenza sacramentale. Il Giubileo, detto anche Anno Santo, può essere ordinario e straordinario. Il primo è legato a scadenze prestabilite, mentre il secondo viene indetto in occasione di qualche avvenimento di particolare importanza e la sua durata varia da pochi giorni ad un anno. La consuetudine di indire Giubilei straordinari risale al XVI secolo, e gli ultimi Anni Santi straordinari del XX secolo sono stati quelli del 1933, indetto da Pio XI per il diciannovesimo centenario della redenzione, e del 1983, indetto da Giovanni Paolo II per i 1950 anni della Redenzione.
Le origini del Giubileo risalgono all'Antico Testamento. Infatti la parola "giubileo" deriva da Jubilaeum che a sua volta deriva dalle tre parole ebraicheJobel (ariete), Jobil (richiamo) e Jobal (remissione). Nel capitolo XXV del Levitico, infatti, il popolo ebraico viene incoraggiato a far suonare il corno (Jobel) ogni quarantanove anni per richiamare (Jobil) la gente di tutto il paese, dichiarando santo il cinquantesimo anno e proclamando la remissione (Jobal) di tutti gli abitanti. Infatti secondo l'Antico Testamento il Giubileo portava con sé la liberazione generale da una condizione di miseria, sofferenza ed emarginazione. Così la legge stabiliva che nell'anno giubilare non si lavorasse nei campi, che tutte le case acquistate dopo l'ultimo Giubileo tornassero senza indennizzo al primo proprietario e che gli schiavi fossero liberati. Gesù trasformò i precetti dell'anno giubilare in una grande prospettiva ideale, in cui l'emancipazione, il perdono e l'inizio di un anno di grazia di Dio assumevano un nuovo significato. Un sabato infatti Gesù spiegò che era lui il Messia di cui si parla in un passo di Isaia, e che quel giorno prendeva inizio la salvezza e la "pienezza del tempo". Così oggi il Giubileo fa riferimento alla missione di Cristo e a quanti lo seguono. In questo modo il Cristianesimo ha trasmesso al Giubileo ebraico un significato più pieno e più profondo. Questo infatti è un perdono generale, un'indulgenza aperta a tutti, che il Papa concede sotto determinate condizioni ai fedeli. È quindi fondato sul valore delle indulgenze e sul potere che la Chiesa ha di elargirle.
Il Giubileo cristiano nasce nel Medio Evo e affonda le sue radici sia nella tradizione religiosa e culturale giudeo-cristiana, sia in un contesto storico-religioso e teologico-peculiare centrato sulle idee e sulla prassi del pellegrinaggio e della penitenza
In tutto sono stati celebrati 25 Giubilei e questo del 2000, è il ventiseiesimo.
Fino ad oggi sono stati celebrati venticinque Giubilei, quello del 2000 è il ventiseiesimo. Bonifacio VIII indisse il primo Giubileo nel 1300 e decise che si sarebbe celebrato ogni cento anni. Clemente VI nel 1342 lo indisse ogni cinquanta anni, mentre Urbano VI nel 1389 (1390) decise che si sarebbe celebrato ogni trentatré anni. Nel 1470 Paolo II determinò la scadenza dell'Anno Santo ogni venticinque anni, a causa della brevità della vita umana e dell'umana debolezza verso il peccato.
Ricordiamo inoltre che furono indetti dei giubilei straordinari che potevano durare anche meno di un anno e si calcola che in tutto ne furono celebrati 131. Tra questi ne ricordiamo uno celebrato nel 1983 da Giovanni Paolo II per commemorare i 1950 anni dalla Redenzione. Questo Giubileo venne dedicato ai giovani

top Gli anni santi, i papi e le bolle di indizione
1300
Indetto con la bolla Antiquorum habet fida relatio di Bonifacio VIII il 22 febbraio 1300
1350
Indetto con la bolla Unigenitus Dei Filius di Clemente VI il 23 gennaio 1343
1390
Indetto con la bolla Salvator noster Unigenitus di Urbano VI l'11 aprile 1389, il giubileo è celebrato da Bonifacio IX
1400
Senza bolla d'indizione. Regnante Bonifacio IX
1423-1425
Senza bolla d'indizione. Regnante Martino V
1450
Indetto con la bolla Immensa et innumerabilia di Niccolò V il 29 gennaio 1449.
1451
Giubileo straordinario contro il pericolo musulmani, per i cavalieri di Rodi.
1475
Indetto con la bolla Ineffabilis Providentia di Paolo II nell'aprile 1470; morto Paolo II il 26 luglio 1471, l'anno santo viene di nuovo indetto con la bolla Quem ad modum operosi di Sisto IV (nel 1473).
1500
Indetto con la bolla Inter multiplices di Alessandro VI il 28 marzo 1499.
1525
Indetto con la bolla Inter sollecitudines di Clemente VII il 17 dicembre 1524.
1543
Giubileo straordinario per la pace fra Spagna e Francia.
1545
Giubileo straordinario per il concilio di Trento
1546
Giubileo straordinario contro le eresie.
1550
Indetto con la bolla Si pastores ovium di Giulio III il 10 febbraio 1550. Il giubileo era stato preparato da Paolo III .
1553-1554-1557-1560-1561-1566
Vari giubileo straordinari, per la pace Spagna-Francia, il ritorno dell'Inghilterra alla Chiesa, contro il pericolo musulmano, ecc.
1575
Indetto con la bolla Dominus ac redemptor noster di Gregorio XIII il 20 maggio 1574.
1585-1596-1599
Giubilei straordinari
1600
Indetto con la bolla Annus Domini placabilis di Clemente VIII il 19 maggio 1599.
1605-1608-1609-1610-1617-1619-1621-1623
Giubilei straordinari
1625
Indetto con la bolla Omnes gentes plaudite manibus di Urbano VIII il 29 aprile 1624.
1627-1628-1629-1631-1634-1636-1638-1641-1643-1644-1648
Giubilei straordinari
1650
Indetto con la bolla Appropinquabat dilectissimi filii di Innocenzo X il 4 maggio 1649.
1654-1655-1656-1661-1663-1664-1667-1668-1669-1670-1672
Giubilei straordinari.
1675
Indetto con la bolla Ad Apostolicae vocis oraculum di Clemente X il 3 maggio 1674.
1681-1683-1689-1691-1693-1695
Giubilei straordinari
1700
Indetto con la bolla Regi seculorum di Innocenzo XII il 18 maggio 1699; morto Innocenzo XII, l'anno santo fu chiuso da Clemente XI
1701-1796-1715-1721-1724
Giubilei straordinari
top1725
Indetto con la bolla Redemptor et Dominus noster di Benedetto XIII il 29 giugno 1724
1728-1730-1732-1734-1739-1740-1744-1745
Giubilei straordinari
1750
Indetto con la bolla Peregrinantes a Domino di Benedetto XIV il 5 maggio 1749.
1758-1769
Giubilei straordinari
1775
Indetto con la bolla Salutis nostrae auctor di Clemente XIV il 30 aprile 1774; morto Clemente XIV il 22 settembre 1774, l'anno santo fu celebrato da Pio VI che lo indice con la bolla Divina Providentia. La situazione politica impedisce l'indizione dell'anno santo nel 1800 regnante Pio VII.
1782-1790-1792-1802
Giubilei straordinari
1825
Indetto con la bolla Quod hoc ineunte saeculo di Leone XII il 12 maggio 1824.
1829-1832-1842-1846-1851-1854-1857-1864
Giubilei straordinari.
1875
Indetto con la bolla Gravibus Ecclesiae et huius saeculi calamitatibus di Pio IX il 24 dicembre 1874. Il pontefice non aveva indetto l'anno santo nel 1850 per la situazione politica.
1879-1881-1885-1887-1896
Giubilei straordinari
1900
Indetto con la bolla Properante ad exitum saculo di Leone XIII l'11 maggio 1899.
1904-1913
Giubilei straordinari
1925
Indetto con la bolla Infinita Dei misericordia di Pio XI il 29 maggio 1924.
1929-1933
Giubilei straordinari.
1950
Indetto con la bolla Jubilaeum maximum di Pio XII il 26 maggio 1949.
1965
Giubileo straordinario postconciliare.
1975
Indetto con la bolla Apostolorum limina di Paolo VI il 23 maggio 1974.
1983
Giubileo straordinario della Redenzione. Indetto da Giovanni Paolo II con la bolla Aperite portas Redemptori il 6 gennaio 1983.
2000
Indetto con la bolla Incarnationis mysterium di Giovanni Paolo II il 29 novembre 1998.

top A ROMA:
Il pellegrino che da solo o in gruppo giunge a Roma per il Giubileo, può unirsi in comunione di fede e di preghiera a tutti i fedeli che frequentano le grandi Basiliche Patriarcali. L'origine, il significato religioso e storico, le stesse liturgie fanno sì che ogni Basilica proponga un'esperienza particolare di fede che invita al ringraziamento per l'incarnazione del verbo, per la sua Passione salvifica e Risurrezione.
Basilica di San Giovanni in Laterano.
Madre di tutte le chiese, cattedrale della Chiesa che vive in Roma, ricorda al pellegrino il Dono del Battesimo, nella molteplicità dei suoi significati, e invita i fedeli a rendere grazie con la vita di figli di Dio nel Figlio Gesù Cristo.
Basilica di San Pietro in Vaticano.
Alto luogo del pellegrinare cristiano, là dove l'Apostolo ha testimoniato con il sangue la propria fede nel Verbo che si è fatto carne e ci ha salvati. Ricorda al pellegrino il coraggio della Testimonianza cristiana, il valore e il dono inestimabile della Fede vissuta, proclamata e testimoniata.
Basilica di Santa Maria Maggiore all'Esquilino.
Dedicata alla divina maternità della B. Vergine Maria, ricorda al pellegrino la Presenza di Santa Maria nella storia della Salvezza, la sua maternità divina e la sua maternità spirituale per tutti noi. Questa maternità va oltre la protezione e l'intercessione, per divenire invito costante a compiere tutto ciò che il Maestro indica con la sua parola, ricordo permanente delle grandi cose che il Signore compie per noi, memoria del cammino di fede fino alla Croce e alla Pentecoste.
Basilica di San Paolo fuori le Mura.
Luogo del martirio dell'Apostolo delle genti, si segnala oggi per gli incontri ecumenici. Ricorda al pellegrino l'impegno dell'evangelizzazione, vissuto in comunione con tutti i credenti in Gesù Cristo.
Basilica di S. Croce in Gerusalemme.
La reliquia della S. Croce qui custodita ricorda il mistero della Passione redentrice di Cristo e la chiamata a seguirlo senza paure.
Basilica di S. Lorenzo al Verano.
Edificata sulla tomba del diacono Lorenzo, ucciso a motivo dell'amore per Cristo, ricorda il coraggio che richiede il servizio di Dio e dei fratelli.
Santuario della Madonna del Divino Amore.
Luogo di pellegrinaggio caro ai fedeli di Roma, ricorda al pellegrino la preziosa compagnia di Maria lungo il cammino della vita.
Catacombe cristiane.
Luoghi di sepoltura dei martiri della Chiesa di Roma, ricordano la beatitudine di vivere e morire per il Signore Gesù Cristo.
Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo (Levitico 25,10).

La parola "giubileo" deriva dall'ebraico jòbel, e di "anno del giubileo" si parla per la prima volta nel libro del Levitico (25,8-22) in termini che si possono riassumere così: ogni anno che cade dopo sette settimane di anni, cioè ogni cinquantesimo anno, la terra sia lasciata riposare incolta perchè tutti ne possano godere i frutti. In quell'anno tutti gli schiavi ebrei siano rimessi in libertà, i debiti vengano cancellati e le terre che erano state vendute per necessità ritornino in possesso dei loro antichi proprietari. L'idea che sta alla base di questa legislazione è che soltanto Dio è padrone della terra e lui solo può disporre dell'uomo; nessuno può disporre totalmente dei suoi simili né dei beni della natura.Si intendeva ricordare inoltre con questa singolare remissione la grande misericordia di Dio verso gli uomini e la fondamentale uguaglianza di tutti davanti a lui.Si deve tuttavia riconoscere che non è del tutto chiaro il significato del termine "giubileo". E' stata la vulgata latina a introdurlo nella nostra lingua, trascrivendolo direttamente dall'ebraico jòbel. Per lo più gli studiosi traducono tale vocabolo come "ariete","montone", e quindi "corno di ariete" adoperato come tromba, con il quale si annunciava l'anno del giubileo.

top La storia delle indulgenze
La pena temporale
L’indulgenza
L’indulgenza plenaria e parziale
Cos’è necessario per ricevere l’indulgenza
La storia delle indulgenze può essere divisa in quattro periodi. Nel primo, che va dall’età apostolica all’VIII sec., le indulgenze sono uno sconto della pena canonica prevista per ottenere l’assoluzione dei peccati e vengono concesse attraverso le suppliche dei martiri. Questi, in punto di morte trasmettevano degli scritti chiamati supplices belli Martyrum ai vescovi affinché venga rimessa la pena canonica di questo o quel penitente. L’indulgenza, in questa fase, poteva essere concessa a singole persone in virtù del sacrificio del martire.
In questo periodo il sacramento della confessione, per come veniva celebrato nei primissimi tempi della storia cristiana, rappresentava sotto certi aspetti un secondo battesimo. La differenza stava nel fatto che, mentre il battesimo rimetteva tutti i peccati e la pena subito e in modo completo, la confessione prevedeva un lungo e penoso cammino di penitenza pubblica, la quale doveva essere scontata prima dell’assoluzione dei peccati.
Con la modifica di questo cammino alcuni cristiani, nonostante avessero rinnegato la fede durante le persecuzioni e fossero stati sottoposti dal vescovo a severissime penitenze, si rivolsero ai confessori che, in prigione, attendevano il martirio. Ottenevano un biglietto di raccomandazione per il vescovo, chiamato libellum pacis, il quale induceva il vescovo stesso, per riguardo verso i martiri, ad abbreviare o condonare la penitenza.
Alcuni vescovi mitigavano la penitenza indipendentemente dai libellum pacis dei martiri. Nel 375 a Milano, molti seguaci dell’eresia Ariana si convertirono alla vera fede e furono sottoposti a lunga penitenza, ma il vescovo Ambrogio li dispensò quasi subito. Disse che non voleva una comunità composta per lo più da penitenti pubblici (Ambrogio, De poenitentia, PL, 16, coll. 531, 537. ).Nel secondo periodo, che va dall’VIII sec. al XIV sec., si introduce l’usanza di dare l’indulgenza scambiando la pena canonica per i peccati confessati, di solito piuttosto gravosa, in un’opera più leggera. Ci sono indulgenze per le stazioni quaresimali, per le Crociate e per i pellegrinaggi. Nel 1300, con il primo Giubileo indetto da papa Bonifacio VIII, viene offerta l’indulgenza ai pellegrini che si recheranno a Roma e visiteranno le Basiliche.
Tra il VII e l’VIII sec. la penitenza pubblica scompare e le succede la penitenza privata e nascosta, decisa dal confessore. Questa deve essere eseguita dopo e non prima (come nella penitenza pubblica) aver ricevuto l’assoluzione dei peccati commessi.
Papi e vescovi, fuori di confessione continuano a commutare queste penitenze in altre meno pesanti oppure più pesanti, ma meno lunghe. Si tratta, di solito, di preghiere, di elemosine ai poveri, di pellegrinaggi e anche di azioni un po’ strane per noi, come il dormire sulle ortiche o con un morto sullo stesso sepolcro" (Albino Luciani, Ritiro predicato alle Superiore religiose del Patriarcato di Venezia, maggio 1973). L’indulgenza propriamente detta appare nel secolo XI, quando Papi e vescovi non si limitano più a commutare penitenze già fissate, ma rimettono una parte della pena temporale indistintamente a tutti coloro che compivano una determinata azione; condizioni preliminari erano tuttavia, come sempre, il pentimento e la confessione dei peccati. A partire da questo periodo, l’indulgenza viene accordata come incoraggiamento e premio di un’opera di pietà (anche piccola), come la visita di una chiesa appena consacrata, un’elemosina ai poveri o a un monastero. Un’importanza particolare hanno in quest’epoca e nei secoli successivi le indulgenze della Crociata, concesse a chi andava a combattere contro i mori in Spagna, i saraceni in Sicilia e i turchi in Palestina. I Papi accordano la remissione non parziale ma totale della penitenza dovuta per i peccati.

A partire dal XII sec. le concessioni delle indulgenze aumentarono considerevolmente. Non è da escludere che talvolta qualcuna possa essere stata suggerita da finalità meno buone, dato che il penitente suggerito dall’indulgenza era solito fare un’offerta volontaria in denaro. Si noti però che "i rescritti di esse, anteriori al sinodo Lateranense, raramente accennano ad obblighi di elemosine; né le cronache di quell’epoca registrano abusi di tal genere" (Righetti, op. cit. , vol. IV, pag. 219).Un’indulgenza plenaria analoga a quelle delle Crociate viene concessa nel 1300 da Bonifacio VIII a quanti, contriti e confessati, abbiano vistato le Basiliche di San Pietro e San Paolo (per 30 giorni se romano, per 15 giorni se pellegrini). Il Papa stabilisce anche che quest’indulgenza plenaria generale possa essere lucrata ad ogni fine secolo. Questa grande indulgenza riscosse moltissimi consensi da parte di tutti i fedeli cristiani. Successivamente papa Clemente VI nel 1343 fissò il Giubileo ogni 50 anni; Urbano VI nel 1378 ogni 33 anni, per commemorare gli anni diGesù Cristo, e Paolo III nel 1475 ogni 25 anni. Gregorio XIII nel 1575, al termine del Giubileo romano, estese per la prima volta alla Chiesa universale il perdono, per la durata di sei mesi, in favore di chi non aveva potuto recarsi a Roma. Nel 1925 Pio XI ampliò questo beneficio a un anno intero, concedendolo anche a chi aveva lucrato le indulgenze giubilari a Roma.

Nel terzo periodo, che va dal XIV al XVI sec., l’uso di concedere l’indulgenza si diffonde. Si introduce la possibilità di ottenerle con offerte in denaro, definite oblationes, che servono a sovvenzionare opere di apostolato.
Il popolo cominciò però a pensare che l’indulgenza non liberasse solo dalla pena temporale, ma anche dalla colpa, e che dunque bastasse lucrarla per ottenere anche la remissione dei peccati. Questa errata convinzione contribuì a moltiplicare gli abusi arrivando a ridurre l’elargizione delle indulgenze a un’operazione finanziaria. Questi abusi diedero a Martin Lutero il pretesto per la sua ribellione contro la Santa Sede. Con il Concilio di Trento (1545 – 1563) si correggeranno gli abusi stabilendo che il tesoro delle indulgenze sia offerto ai fedeli piamente, santamente e integralmente, "affinché tutti possano veramente comprendere che teli tesori celesti della Chiesa vengono dispensati non per trarne guadagno ma per devozione" ("ut tandem caeleste hos Eccesiae thesaurum non ad questum, sed ad pietatem exerceri omnes vere intelligant" Conc. Trid. Sess. XXI, De reform., 9).
Il desiderio di avere delle indulgenze e l’ambizione di poterne offrire di più delle altre chiese, indusse persone ignoranti o di poca coscienza ad inventare scritti vescovili o papali con i quali venivano concesse. Gli abusi che vengono rinfacciati contro l’uso cattolico delle indulgenze in quel periodo storico riguardano due elementi: l’idea (errata) che la remissione delle pena temporale sciogliesse anche dalla colpa sostituendo la confessione sacramentale, e le collette di denaro applicate alle indulgenze. La Chiesa ribadì sempre la distinzione tra remissione della pena temporale tramite l’indulgenza e la previa e necessaria confessione sacramentale (Paulus, Geschichte des Ablasses, II, 137). Nel 1450, al Concilio di Magdeburgo, il Legato pontificio, cardinale Nicolò de Cusa, condannò espressamente coloro che predicavano che l’indulgenza esentava il fedele dalla confessione.

Per quanto riguarda l’altro abuso, quello delle collette in denaro, esso fu legato alle bramosie di principi, re, e vescovi, i quali pretesero il diritto di prelevare quote notevoli dalle somme raccolte dai quaestores, coloro che erano incaricati di notificare le indulgenze e di raccogliere le elemosine, visto che erano state racimolate nei loro territori. Il sacerdote invitava i fedeli all’acquisto dell’indulgenza, il quaestor riscuoteva il denaro pretendendo a volte offerte esagerate anche da coloro che ne erano esentati e spesso enunciava falsi principi. Contro tutto ciò si levò non solo la protesta di Martin Lutero, ma anche e soprattutto la denuncia di tante persone sante e autorevoli. Nel Concilio di Trento per mettere fine a questi disordini furono proibite le questue e aboliti i quaestores di indulgenze. La pubblicazione di queste ultime era riservata al vescovo e i due membri del Capitolo, da lui incaricati di ricevere le offerte spontanee dei fedeli, non potevano prelevare nessuna quota, anche minima, per loro.
Il doveroso, se pur breve ricordo dei periodi in cui fiorirono commerci illeciti e abusi – dovuti alla errata applicazione delle indulgenze – non deve farci dimenticare che dalle offerte indulgenziali ricevettero aiuto e sussistenza opere di pubblica utilità come ospedali, ricoveri, scuole, ospizi di pellegrini; grazie a queste collette furono costruiti anche argini, ponti e strade.

Nel quarto periodo, che va dal XVI sec. ai nostri giorni>, i Papi hanno regolato la concessione delle indulgenze, stabilendone il numero e l’autenticità. L’ultima riforma è di Paolo VI, che ha semplificato le indulgenze abolendo, per quelle parziali, la determinazione temporale.
Passata l’epoca degli abusi nelle indulgenze ritorna essenziale l’aspetto del pentimento e della conversione del fedele. Oggi la Chiesa precisa che non esiste automatismo alcuno che permetta di ottenere l’indulgenza senza una vera conversione, un sincero distacco dal peccato e un vero pentimento dei peccati commessi e confessati. "Il perdono concesso gratuitamente da Dio, implica come conseguenza un reale cambiamento di vita, una progressiva eliminazione del male interiore, un rinnovamento della propria esistenza" ( Giovanni Paolo II, Incarnationis mysterium, 1998). L’indulgenza plenaria "esige il totale ripudio di ogni affetto al peccato, anche semplicemente veniale: è quindi incitamento ad impegnarsi nel modo migliore per fuggire il peccato. Essa esige inoltre l’uso fruttuoso della Penitenza e della Santissima Eucarestia" ( Luigi De Magistris, " Il dono dell’indulgenza", in "L’Osservatore Romano", 24 febbraio 1999).

top Pena temporale
Esistono due conseguenze al peccato, la prima consiste nel distacco da Dio ed è la pena eterna (vale a dire l’inferno). Questa è cancellata durante la confessione, quando il peccatore è rimesso allo stato di grazia e alla comunione con Dio. Tuttavia ogni peccato necessita una purificazione che si ottiene con una pena temporale, alla quale il peccatore può essere obbligato nonostante il perdono successivo alla confessione. "Se io offendo uno e poi voglio riconciliarmi con lui, gli devo dare una soddisfazione. Ciò comporta un mio abbassamento e una qualche mia pena. Succede così tra noi uomini, succede così anche con Dio e noi cattolici temiamo che, rimesso il peccato, Dio non rimetta tutta la pena dovuta, nel caso il pentimento del peccatore sia stato imperfetto" (Albino Luciani, Ritiro predicato alle Superiore religiose del Patriarcato di Venezia, maggio 1973).
La seconda conseguenza del peccato, che consiste nella pena temporale, può essere scontata sulla terra con preghiere e penitenze, con opere di carità e con l’accettazione delle sofferenze della vita. Viceversa può essere scontata nell’aldilà, nel Purgatorio.
Per estinguere il debito della pena temporale la Chiesa permette al fedele battezzato di accedere alle indulgenze.

L'indulgenza
L’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi per quanto riguarda la colpa (per i quali cioè si è già ottenuta l’assoluzione confessandosi). L'indulgenza è una remissione che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministro della Redenzione, con la sua autorità, dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi.
L’indulgenza è parziale o plenaria a seconda che liberi in parte, o in tutto, dalla pena temporale dovuta ai peccati" ( Paolo VI, Costituzione Apostolica Indulgentiarum doctrina, 1967).
La Chiesa dispensa le indulgenze in forza del suo unico tesoro: i meriti di Gesù Cristo, della Madonna e dei Santi. Lo fa in merito al potere di legare e sciogliere, che Gesù dette a Pietro: "Ti darò le chiavi del Regno dei Cieli; tutto ciò che avrai legato sulla terra resterà legato nei cieli e tutto ciò che avrai sciolto sulla terra resterà sciolto nei cieli" ( Mt, 16, 19).
La Chiesa, avendo ricevuto da Cristo il potere di perdonare in suo nome, è nel mondo la presenza viva dell’amore di Dio che si china su ogni umana debolezza per accoglierla nell’abbraccio della sua misericordia. È precisamente attraverso il ministero della sua Chiesa che Dio espande nel mondo la sua misericordia mediante quel prezioso dono che, con nome antichissimo, è chiamato indulgenza" ( Giovanni Paolo II, Incarnationis mysterium, Bolla di indizione dell’Anno Santo, 1998).
Nella Comunione dei Santi, "tra i fedeli che già hanno raggiunto la Patria Celeste o che stanno espiando le loro colpe in Purgatorio, o che ancora sono pellegrini sulla terra, esiste certamente un vincolo perenne di carità e un abbondante scambio di tutti i beni" ( Paolo Indulgentiarum doctrina, 1967). Ricorrere alla Comunione dei Santi permette al peccatore di essere purificato rapidamente e con più efficacia dalle pene del peccato.

L’indulgenza plenaria e l’indulgenza parziale
In precedenza abbiamo parlato della differenza tra indulgenza plenaria e parziale, senza però spiegarla. La prima consente la remissione di tutta la pena temporale dei peccati già perdonati in confessione. Può essere ottenuta più volte durante l’anno giubilare, ma non più di una volta al giorno, salvo il caso di pericolo di morte.

Con l’indulgenza parziale, invece si ottiene la remissione di una parte della pena temporale. Questo genere d’indulgenza un tempo veniva quantificata: ce n’erano di cento, trecento giorni, uno o più anni. Molti fedeli, però, pensavano erroneamente che questi fossero giorni o anni di Purgatorio in meno da scontare, quindi Paolo VI decise di non indicare più la determinazione del periodo dell’indulgenza parziale. Questa si misura non più in mesi o anni, ma con l’azione del fedele: un’azione buona tanto più vale quanto più costa sacrificio e quanto più è fervida di amore verso Dio. L’indulgenza parziale può essere ottenuta anche ripetutamente nel corso di una stessa giornata.
Entrambi i tipi d’indulgenza possono essere ottenuti anche fuori dall’anno giubilare, come durante le benedizioni papali Urbi et orbi, quando il Cardinale Diacono ricorda che "il Santo Padre concede l’indulgenza plenaria" secondo le norme stabilite dalla Chiesa ai presenti e a quanti seguono la cerimonia per mezzo della radio e della televisione.
L’indulgenza parziale è concessa ai cristiani che abbiano sacrificato se stessi o i loro averi al servizio dei fratelli. "Si concede l’indulgenza parziale al cristiano che abbia spontaneamente reso aperta testimonianza di fede di fronte ad altri in particolari circostanze della vita quotidiana" (Enchiridion indulgentiarum, Libreria Editrice Vaticana, 1999).

top Cos’è necessario per ricevere l’indulgenza
Per ottenere le indulgenze il fedele deve essere:
battezzato, poiché l’atto di giurisdizione delle indulgenze può essere esercitato solo su chi appartiene al Corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa;
non scomunicato, in quanto se lo fosse non potrebbe partecipare né alle indulgenze né alle pubbliche preghiere della Chiesa;
in stato di grazia, perché il debito della pena temporale si può cancellare dopo la cancellazione della colpa e della pena eterna per mezzo della confessione sacramentale;
intenzionato ad ottenere l’indulgenza, poiché il beneficio non può essere concesso a chi non lo vuole.